Sport e ipertensione 

Praticare sport che stimolano il sistema cardiocircolatorio (jogging, nuoto o ciclismo) diminuisce del 35% la probabilità di sviluppare ipertensione arteriosa tra le persone che ne possono essere predisposte. Questo effetto benefico sulla pressione è prodotto nel nostro corpo grazie all’attivazione di alcuni meccanismi tra cui:

1 - la perdita di liquidi conseguente all’esercizio, paragonabile a quella ottenuta con diuretici;

2 - l’aumento di certi ormoni nel sangue (ad esempio, prostaglandine ed endorfine);

3 - la perdita ponderale nel caso di persone obese o in sovrappeso;

4 - il rilassamento e di conseguenza la diminuzione del consumo di alcolici.

Se l’ipertensione è moderata, l’esercizio fisico può essere il primo mezzo di trattamento non farmacologico. L’esercizio deve essere considerato di ausilio al trattamento farmacologico, dove invece i livelli della pressione richiedono necessariamente il farmaco.

Principali consigli

Affinché l’allenamento possa dare i risultati sperati dobbiamo impegnarci 3 volte alla settimana con un giorno di riposo tra un allenamento e l’altro.

Favorire un allenamento concentrato su gli arti inferiori piuttosto che quelli superiori.

Gli sport da prediligere sono quelli di resistenza come ciclismo in pianura, nuoto, golf, podismo o marcia in pianura, jogging, trekking non esasperato, sport di tiro, sarebbe meglio evitare la pesistica o il bodybuilding.

Aspetti positivi 

Con un’attività fisica regolare e costante il cuore diventa più resistente e più efficiente. Si abbassa la frequenza cardiaca, cioè il polso (numero di battiti al minuto, bpm). Questo si traduce in una riduzione del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. 

Un importante studio clinico – lo studio BEAUTIFUL – dimostra che la frequenza cardiaca elevata è un indice prognostico negativo: “in pazienti con problemi cardiaci e con frequenza superiore ai 70 bpm aumenta il rischio di infarto del 37% e il rischio di morte cardiovascolare del 30%”.

Il numero di battiti al minuto rappresentano infatti un vero orologio biologico: più elevata è la frequenza, minore è l’aspettativa di vita.

Mantenendo la frequenza cardiaca a riposo sotto 70 bpm si guadagna in salute e anche in longevità. 

Dott.ssa Letizia Vitali

Fonti:

siia società italiana ipertensione arteriosa